È il 1990 e, su un treno che da Manchester si reca a Londra, è seduta, tra i tanti passeggeri, una ragazza di 25 anni di età. Guardando fuori dal finestrino, lascia vagare la sua mente, come capita a molti passeggeri dei treni (inglesi o italiani che siano) tra il paesaggio che vede scorrere davanti a sé e il ricordo dei racconti fantastici che, da piccola, lei stessa inventava per sua sorella.

E, proprio da queste fantasie, da queste riflessioni, quel giorno prende ispirazione per scrivere un libro. Chissà a quanti altri sarà capitato in treno, tra Ostia e Roma o tra Bergamo e Milano, di avere un’idea per un libro.

Ma quella ragazza non è una qualsiasi (o meglio, non lo sarà più dopo questo viaggio) e la storia cui ha pensato non sarà una storia banale.

Lei è Joanne K. Rowling e il libro è Harry Potter e la Pietra Filosofale!

Come la Rowling è arrivata alla storia di Harry Potter

Questo è l’inizio di una storia che in 10 anni darà vita a ben sette volumi (cui faranno seguito otto pellicole al cinema), che terranno incollati, con gli occhi sbarrati, milioni di lettori in tutto il mondo.

Harry Potter e la Pietra Filosofale è l’inizio di tutto, il capitolo incipit della saga, quello da cui tutti gli altri libri di Harry Potter hanno preso il via, per proseguire in un crescendo di successo, che hanno fatto conoscere a tutti il maghetto con gli occhiali e sua “mamma”, Joanne K. Rowling.

L’autrice, in realtà, impiegherà cinque anni per mettere definitivamente su carta le riflessioni di quel giorno in treno: la morte della madre, il divorzio dal marito e il trasferimento dal Portogallo ad Edimburgo assieme alla figlia ritarderanno la stesura del libro. Altri due anni saranno necessari per trovare e convincere una casa editrice (la Boomsbury) a pubblicare quello che diverrà un vero e proprio best seller.

Poi, tutto il resto sarà una passeggiata (o quasi).

La trama

La trama di questo grande successo, vista con il “senno di poi”, non è nulla di eccezionale: amicizia, lotta tra il bene e il male, magia, tenerezza, complotti, mistero, … sono gli elementi che, dovutamente dosati, hanno saputo dare origine alla pozione magica di Harry Potter (il libro, non il bambino).

Il protagonista è un orfanello di 11 anni, che vive a casa di zii despoti, con un cugino sovrappeso e viziato: tutti e tre sembrano odiare il piccolo Harry, ma fortunatamente, la triste esistenza del futuro maghetto si muta presto in un’avventura fantastica.

All’approssimarsi del compleanno di Harry, la magia entra prepotentemente nella sua vita: riceve una lettera di convocazione alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, parte in treno, dove farà conoscenza dei suoi futuri fedeli amici, Ron ed Hermione, e del suo antagonista, Draco Malfoy; scoprirà di essere figlio di maghi, uccisi dal perfido Voldermort, entrerà nella casata del Grifondoro, si metterà alla ricerca della Pietra Filosofale (in grado di dare l’immortalità) assieme a Ron ed Hermione e, dopo lunghe peripezie, affronterà il primo di una lunga serie di duelli, a colpi di bacchetta magica, contro Voldemort. Uscendone vincente, ovviamente, ma solo grazie all’incantesimo magico che sua mamma aveva preparato per lui anni prima.

Un paragone tra Harry Potter e …

Come detto, la trama non brilla certo per innovazione o per particolari colpi di scena. Se vogliamo, ritroviamo lo stesso espediente letterario in un’opera monumentale della letteratura italiana: Il Nome della Rosa, di Umberto Eco.

Al netto di tutte le magie, ma spinto da un amore cieco per la Cultura (con la C maiuscola, appunto) e per la Verità, lo stesso Guglielmo da Baskerville, aiutato dal fedele Adso da Melk, riesce a scoprire la causa di tante morti violente all’interno del monastero benedettino: un manoscritto greco conservato nella biblioteca e, soprattutto, il venerabile Jorge da Burgos.

Anche qui, la lotta tra il Bene e il Male, il convegno che si dovrà tenere all’interno del monastero tra francescani e rappresentanti della Curia, l’ombra dell’Inquisizione, rappresentata nella figura di Bernardo Gui, … Non sembra, insomma, azzardato un paragone tra il Bernardo di echiana memoria e il Voldemort della Rowling, tra il Nome della Rosa e il primo Harry Potter. Ma lungi da noi l’idea di plagio, sia ben chiaro.

Non sappiamo se e in che misura la creatrice di Harry Potter si sia ispirata ad Umberto Eco, se lo abbia fatto consapevolmente o se il capolavoro del semiologo alessandrino, ma milanese di adozione, sia inconsciamente introiettato dalla scrittrice inglese.

In ogni caso, a lei va riconosciuto il merito, qualunque sia la sua ispirazione, di aver costruito una storia di successo per ragazzi di più generazioni.