Otaku: una sottocultura del Giappone

La tendenza di molti occidentali è quella di considerare il fumetto in generale e il manga giapponese in particolare, come un prodotto di una sub cultura (intesa qui in senso dispregiativo e diminutivo e non, come avviene in ambito sociologico, in quanto espressione di una parte di un gruppo più ampio).

Ma basterebbe riflettere per un istante all’impatto e alla presenza “assordante” che il fumetto ha sulle vite dei giapponesi, per capire che così non è. Al punto che questa subcultura di appassionati di anime e manga è contraddistinta da un nome ben preciso: otaku.

Basterebbe pensare all’influenza che i disegnatori giapponesi (sia su carta, sia su supporto animato o digitale) hanno avuto e continuano ad avere anche su bambini, ragazzi, giovani e adulti ai quattro angoli del mondo. In Francia, ad esempio, nota per essere il Paese dell’Ovest del mondo dove più si leggono prodotti della nona arte, un fumetto su tre è giapponese. In Italia, dove comunque si legge molto di meno, ben il 60% dei fumetti acquistati viene dal Paese del Sol Levante.

E questo per non parlare delle cifre d’affari che ogni anno vengono generate dalle case editrici e dalle case di produzione: basterebbero a risollevare il nostro PIL!

La storia e gli eventi del Giappone si specchiano nel fumetto

L’evoluzione del fumetto manga rispecchia la storia del Giappone, i mutamenti sociali, politici, economici, culturali.

Un esempio su tutti è la terribile esperienza delle due bombe atomiche sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki e delle pesanti conseguenze che queste hanno avuto a distanza anche di decenni sulla società nipponica: oltre allo shock di un intero popolo, si sono avute generazioni di orfani, bambini lasciati a loro stessi e cresciuti all’interno di orfanotrofi.

Ecco, questo è un elemento ricorrente in manga e anime, dove piccoli e preadolescenti sembrano sempre alla ricerca del genitore (mamma o papà a seconda dei casi); rarissimi sono i casi di una famiglia completa! Lo stesso Uomo Tigre prima di iniziare l’allenamento a Tana delle Tigri viveva in un orfanotrofio, proprio come i bambini di cui diventerà l’idolo qualche anno dopo.

Si arriva anche al punto opposto, con Astro Boy (opera che ha consacrato al Giappone e al mondo intero Osamu Tezuka, definito il dio del manga): in quello che è il primo esempio assoluto di trasposizione di un manga in un cartone animato giapponese serializzato a puntate, un ingegnere che non ha potuto avere figli, ha costruito un robot dalle dimensioni di un bambino, ma pronto a combattere il male, ovviamente.

Uno, cento, mille manga

Insomma, non si tratta di un qualcosa destinato ai soli bambini: in Giappone tutti leggono i fumetti e ognuno trova il manga adatto per età, gusti e sesso.

Esistono, infatti, tanti generi di manga diversi, ciascuno dedicato ad una categoria specifica.

La divisione per generi

Come dice il nome, il genere Shojo (che si potrebbe tradurre con ragazza) è dedicato prevalentemente ad un pubblico femminile, ma a partire dagli 11 o 12 anni; i temi trattati sono storie adolescenziali, sentimentali e d’amore, anche in quei casi in cui l’ambientazione sia orientata più verso la dimensione dell’horror. Marmellade Boy, Lamù e Paradise Kiss ne sono degli ottimi esempi. Un sottogenere Shojo è il Maho Shojo o Majokko: qui, sono preponderanti l’elemento magico (in stile Fantasy, vedi poco oltre), quello sentimentale e della commedia, proprio come in Sailor Moon, Creamy e Magica DoReMi.

Il corrispettivo maschile è il genere Shonen, un fumetto manga giapponese di formazione: un adolescente (tra i 14 e 18 anni) attraversa un percorso più o meno lungo, più o meno tortuoso, per raggiungere un obiettivo. È il caso di Dragon Ball, City Hunter e Naruto.

Cyberpunk è un sottogenere di Shojo e Shonen, diffusosi a partire dagli anni Ottanta: le storie sono in genere fantascientifiche e si svolgono in un mondo postbellico e ipertecnologico.

Anche per i più piccoli, ovviamente!

Ma i fumetti manga sono rivolti anche ai più piccoli: ecco quindi il genere Kodomo, caratterizzato da trame semplici, in cui gli eventi simpatici e divertenti fanno da filo conduttore delle avventure del o dei protagonisti: animali, come Hello Spank e Doraemon, bambini e mostriciattoli come Carletto il Principe dei mostri.

Un sottogenere è rappresentato dall’Aniparo, in cui i personaggi sono in stile super deformed.

Dai robot allo sport, passando per il poliziesco

Il Fantasy è un altro genere manga: qui, il protagonista deve raggiungere uno scopo o vuole perseguire un sogno. Incontrerà sulla sua strada molte altre persone; alcune di queste si uniranno a lui, altre rappresenteranno degli avversari, che osteggeranno il suo cammino. One Piece e Toriko sono i principali esponenti di questo genere, oggi.

Non può mancare ovviamente il genere Mecha, quello che è letteralmente esploso negli anni 70 e 80 anche in Europa: i robot giganti, solitamente condotti da umani, ne sono i protagonisti, come in Mazinga Zeta, Goldrake, Jeeg Robot, …

Per rimanere ai fumetti che, nella loro trasposizione animata, hanno cullato i sogni dei bambini degli anni Ottanta, ma non solo, il genere Meitantei è quello in cui ritroviamo Lupin III e Occhi di gatto. Il termine giapponese, infatti, si potrebbe tradurre con investigatore.

Chi non ha mai visto Holly e Benji o Mimi o, ancora, Mila e Shiro? Fanno parte dello Spokon, dove lo sport e la passione per lo sport sono gli unici temi trattati (o quasi).