Un’evoluzione di hardware, ma non solo

Dai primissimi videogiochi degli anni 50 e 60, veri e propri dinosauri del divertimento di fronte ad uno schermo, ai recentissimi videogiochi online, passando per i giochi PlayStation di strada ne è stata fatta, dall’industria dell’intrattenimento videoludico.

Nel corso dei decenni, è cambiato più volte il modo di giocare: basta guardare l’hardware e gli accessori impiegati. Che dire, infatti, del pad, che, da strumento indispensabile per l’interazione tra giocatore e video è, prima, diventato obsoleto e sostituito dalla tecnologia Wii e, poi, riabilitato per tutti i giochi attuali, dove pad, tastiera e mouse sono praticamente un tutt’uno con l’interfaccia e di cui nessun player oggi farebbe più a meno. E che dire, ancora a proposito dell’hardware, delle piattaforme stesse? Se per un certo periodo, tutti erano alla ricerca di console di videogiochi portatili, oggi questo strumento è quasi scomparso, a “causa” dell’ingerenza, praticamente inarrestabile, del videogioco su smartphone.

Gli inizi: Stati Uniti e Giappone

Agli albori, il video gioco era riservato veramente pochi eletti; e non era una questione di soldi, ma solo di strutture disponibili.

Solo ricercatori e professori universitari avevano la possibilità di testare i primi prodotti, come Tennis for Two, elaborato nel lontano 1958 per intrattenere i visitatori del Brookhaven National Laboratory di New York, cui si poteva addirittura giocare in due alla volta, l’uno contro l’altro!

Nel 1961 al Mit venne realizzato Spacewar, che per il fatto di essere incluso in tutti i computer DEC, è giustamente ritenuto il primo video gioco con disponibilità “di massa”.

Lo step successivo ebbe un’incubazione di ben 5 anni: il progetto di Magnavox Odissey, infatti, iniziò nel 1966, ma fu completato solamente nel 1971: ora è ritenuto uno dei pilastri fondanti del videogioco.

L’anno successivo, fu il momento del primo videogioco coin up, ovvero attivabile con inserimento della moneta: questo passo fondamentale nella storia dell’intrattenimento videoludico è dovuto a Nolan Bushnell, il papà dell’azienda Atari: era nato Pong!

Al cambio di decennio, risale l’entrata nella “guerra” dei videogiochi nientedimeno che dei Giapponesi: nel 1980 la Namco lancia Pacman, un simbolo per tutti gli appassionati di videogame.

Ma perché i videogiochi potessero essere fruibili da tutti e su tutte le piattaforme e tutti gli hardware era necessario attendere la tecnologia flash, che arrivò da lì a poco.

Nel frattempo, il 1983, vide scoppiare la crisi del videogamenegli Stati Uniti. Ma il crollo del mercato durò poco e solo dopo due anni, vennero lanciati i videogiochi per pc Commodore e Atari, che conquisteranno il settore per almeno un decennio

Il cambio di rotta verso un altro tipo di consolle si avrà nel 1994, con il lancio della prima Play Station Sony, seguito, nel 1996, dal Nintendo 64 (in Giappone e, l’anno successivo, in Europa).

Il nuovo millennio è l’epoca dei videogiochi online e nel 2004 scoppia l’evento World of Warcraft (2004), cui fanno seguito il collegamento tra i player grazie alla Xbox 360 (2005) e il videogioco online multigiocatore, con League of Legends (2009).

La suddivisione per generi

Non è semplice far rientrare ogni videogioco in una categoria ben specifica, ma è, tuttavia, possibile definire delle macro tipologie: ogni singolo titolo, poi, potrà rientrare in una sola di queste o essere trasversale a due o più.

Nei giochi di avventura lo scopo è quello di raccogliere informazioni o accessori e di combinarli tra loro per procedere in un percorso finalizzato al raggiungimento di uno scopo. Il giocatore, spesso, può partecipare in prima persona a determinare e a modificare la trama e l’esito della storia.

I giochi psicologici sono quelli in cui dei problemi complessi e strutturati devono essere risolti dal player, che, a seconda dei casi, potrà sfidare il software stesso o altri giocatori.

Una delle categorie che più di molte altre ha riscosso un grande successo in tutte le fasce d’età è quella dei giochi a piattaforme. Noti anche come platform, ne è un esempio il titolo di punta, lanciato negli anni Ottanta, ma trasversale a tutte le epoche: Super Mario Bros. Il player, nei panni del protagonista, deve evitare le situazioni di pericolo, superare delle sfide, battere degli avversari e accumulare degli accessori.

Una categoria principalmente dedicata ai bambini (ma non solo, dato che lo stesso Minecraft ne fa parte) è quella dei giochi creativi, dove il giocatore si trova a percorrere ambienti e situazioni in cui il ragionamento è necessario per superare le difficoltà ed arrivare all’obiettivo finale o semplicemente alla fine del gioco.

Simile alla precedente, anche se necessita di uno sforzo intellettuale molto maggiore, è la categoria dei giochi manageriali: capacità riflessive, organizzative e di visione dell’insieme sono necessarie per la risoluzione di questi giochi, che possono richiedere anche competenze sportive, politiche, aziendali, …

Nei giochi di ruolo virtuali, il player dovrà calarsi completamente nella parte di un personaggio, le cui caratteristiche possono essere scelte dal giocatore stesso, all’intero di un catalogo, ma che saranno modificate, in meglio, nel proseguo della storia e sfida dopo sfida. L’esempio più noto è senza dubbio World of Warcraft.

Tra i giochi dal contenuto nettamente più violento rientrano i cosiddetti sparatutto o picchiaduro, riservati ai maggiori di 16 o di 18 anni. I combattimenti o le battaglie possono essere interpretati da soli contro tutti, uno contro l’altro (tra due giocatori fisicamente vicini o online) o in squadre online.

Una categoria particolare è, poi, quella dei simulatori, che possono interessare qualsiasi ambito della vita quotidiana, ma anche eventi eccezionali.

Come non parlare dei giochi di sport? Gli ultimi titoli delle console di videogiochi hanno raggiunto un livello di fedeltà nel riprodurre volti, ambienti e situazioni da rasentare l’incredibile: calcio, basket e molto altro.

L’ultima, quella dei giochi di strategia, è una macro categoria che porta al proprio interno una molteplicità di sotto generi di videogiochi: giochi di guerra, giochi in ambientazione fantasy, giochi in tempo reale, … qui è sempre necessario valutare attentamente la situazione, considerare le risorse a disposizione e prendere le decisioni.

La suddivisione in base all’età del pubblico

Un’ulteriore suddivisione dei videogiochi può essere fatta in base all’età del pubblico cui sono rivolti.

Secondo dei parametri stabiliti dall’organismo tedesco a ciò preposto (il Centro di Controllo USK – sigla di software di autocontrollo sul divertimento), tutti i prodotti videoludici possono essere fatti rientrare in cinque fasce.

La prima, la USK 0, comprende tutti i giochi che non comportano alcun contenuto violento e che sono potenzialmente adatti anche a bambini al di sotto dei sei anni. Allo stesso tempo, però, questi stessi videogiochi possono contenere delle procedure o dei contenuti che i bambini stessi non sono in grado di comprendere. Nella USK 0 troviamo, infatti: simulatori di vario tipo, giochi manageriali, giochi di sport, platform.

Fanno parte della fascia USK 6 i giochi per famiglie, dotati di elementi di competitività e di azione: giochi di ruolo RPG, giochi di automobili e platform.

Tra gli USK 12 rientrano giochi arcade e di ruolo (RPG), oltre a simulatori di guerra, senza però situazioni troppo violente: lo scopo è quello di evitare una minaccia.

Solo i maggiori di 16 anni possono acquistare e giocare con prodotti della fascia USK 16: il tema è quello dei combattimenti e delle azioni militari, con molta azione e una certa dose di violenza.

Infine, gli USK 18 sono rivolti in via esclusiva ad un pubblico adulto: i contenuti sono quasi sempre estremamente violenti, spaventosi o minacciosi: videogiochi in prima persona, di avventura e open world.